PETER

  • “Sono stato in Italia per 15 anni, ma pensavo sempre alla mia gente in Sierra Leone. Ciò è dovuto a una grande mia paura: ho timore che il mio villaggio d’origine, dove ho trascorso l’infanzia, possa scomparire se io, il primo del villaggio a laurearmi e ad arrivare in occidente, non farò qualcosa.”   Peter Bayuku Konteh è un cinquantenne sierralionese, ma con nazionalità anche italiana,  che dopo un periodo di studi trascorso all’Università Gregoriana in Roma, si è laureato in filosofia e sociologia dello sviluppo. Ha collaborato con organismi internazionali, a cominciare dalla FAO, radicandosi a Milano alla fine degli anni novanta.Nonostante questo radicamento in Italia, Peter Bayuku Konteh conserva un forte legame con la sua terra verso la quale è animato da un forte impulso di solidarietà e di servizio verso la sua gente con l’ansia di realizzare, dall’Italia e con l’aiuto di una rete sempre più ampia di amici italiani, iniziative concrete di carattere sociale.Concepisce così un progetto su cui si impegna con intensità e continuità e che rappresenta la sua utopia: aiutare ad attivare nella sua terra di origine un processo di autoemancipazione proprio attraverso la realizzazione e gestione di opere sociali. Un impegno che assolve con un tratto umano, una gratuità ed una purezza intellettuale e morale che hanno rappresentato il fascino seducente per molti amici che in tutta Italia, ma soprattutto a Milano, in Toscana, nel Veneto, gli si sono affiancati aiutandolo in questo progetto. Nasce così, alla fine degli anni novanta, Microcammino 2000. Assumendo come linee guida prioritarie l’istruzione, la sanità, lo sviluppo economico, la crescita di una nuova classe dirigente. Con questo progetto Peter Bayuku Konteh riesce a realizzare: numerosi pozzi, una decina di scuole in muratura con case per insegnanti, un centro sanitario, un centro sociale per anziani e giovani, una radio per la formazione a distanza, una chiesa, un cimitero, un mercato, un laboratorio informatico, un laboratorio di falegnameria, una casa di accoglienza per ciechi e molto altro a cui si aggiungono numerose borse di studio per giovani sierralionesi. Un lavoro segnato da due dati concettualmente forti e caratterizzanti una sorta di modello di sviluppo. Il primo: il fatto che le realizzazioni sono state interamente compiute con il diretto lavoro, impegno e responsabilità delle persone del luogo che, poi, ne hanno assunto la gestione diretta con una crescita di responsabilità ed autostima di grande valore morale, culturale e sociale. Il secondo è rappresentato dalla creazione di una vasta rete di amici donatori, singoli e associazioni in tutta Italia che, senza contropartita alcuna e di nessun genere, ha generato un flusso di risorse non solo monetarie (tra l’altro spese bene e in assoluta trasparenza), ma anche di amichevole solidarietà, che ha consentito a Bayuku di dimostrare che si può fare qualcosa di importante, anche con il più piccolo apporto che aiuti queste popolazioni emarginate del mondo a realizzare un cammino di emancipazione e di speranza, dandogli “la canna piuttosto che il pesce”. Per questa riconosciuta ed apprezzata attività Peter Bayuku ha ottenuto in Italia, dal Comune di Milano, la massima onorificenza civica con il conferimento dell’Ambrogino d’Oro.  Ma anche in Sierra Leone l’apprezzamento  della sua gente è testimoniato in occasione delle elezioni del luglio 2008, allorché viene eletto alla carica di Governatore della più grande regione del Paese, il Koinadugu, con oltre l’82% dei voti. E proprio per questo dal luglio 2008, Peter Bayuku ha dovuto lasciare Milano per trasferirsi a tempo pieno a Kabala capoluogo del Distretto di Koinadugu. Ed è per questo che gli amici milanesi hanno ritenuto non solo di continuare la sua opera su Milano, ma di organizzarsi per supportarlo al meglio nei nuovi e più importanti impegni di responsabilità, non esente da rischi, anche personali, che il governatorato comporta alzando tra l’altro e di molto gli obiettivi del suo impegno. Per tutto questo oggi Bayuku rappresenta non solo una speranza per la sua gente, uno dei leader emergenti del paese, ma anche un punto cruciale di sperimentazione di un modello di approccio paradigmatico per la sperimentazione di vie nuove allo sviluppo ed al progresso umano dello straordinario continente africano che, come tutti sappiamo, è assolutamente importante per il futuro del mondo.

“un Ambrogino particolare” 

Il massimo riconoscimento cittadino quest’anno va anche a un giovane laureatosi in Italia e oggi governatore in Sierra Leone
«Ambrogino» nero all’ex milanese Peter 

DI ANNA POZZI

Quest’anno l’Ambrogino parla un po’ africano. La più prestigiosa onorificen­za milanese si apre così a nuovi orizzonti: quelli che dal ca­poluogo lombardo arrivano sino alla Sierra Leone, in Africa occi­dentale. Tra coloro che riceveran­no il premio a Palazzo Marino il 7 dicembre – festa di sant’Ambrogio – c’è infatti anche Peter BayukuKonteh. Una storia d’immigrazio­ne di successo. In entrambi i sensi. Bayuku è venuto in Italia nel 1993, fuggendo la guerra civile che ha devastato il suo Paese negli anni Novanta. Ha studiato a Roma e a Milano, ottenendo un diploma in informatica e una laurea in Scien­ze sociali con specializzazione in sviluppo, ha costruito una carriera nel settore delle telecomunicazio­ni e un percorso di vita personale con una moglie italiana, con un occhio sempre attento e solidale al suo Paese e alla sua gente, attra­verso l’associazione «Microcam­mino » che ha creato a Milano. Di­versi i progetti realizzati – soprat­tutto in campo educativo e sanita­rio – in una regione, quella di Ka­bala nel nord, che è tra le più po­vere e arretrate del Paese. Poi la decisione di rientrare definitiva­mente. Di fare qualcosa non a di­stanza, ma implicandosi in prima persona nel processo di rinascita della sua terra. Una decisione dif­ficile, sul piano professione e per­sonale, sicuramente controcor­rente rispetto a tante storie di im­migrati, che sono spesso a senso unico. «Finita la guerra in Sierra Leone – dice Peter – ho sentito che finalmente era giunto il momento di fare qualcosa. Il mio Paese ha sofferto troppo. Gli interessi di po­chi sono costati la vita a molti. Bi­sognava ricominciare tutto da ca­po. Spesso da zero. E allora ho de­ciso che dovevo fare la mia parte». Oggi Peter è governatore del Di­stretto di Koinadugu, nel nord del­la Sierra Leone. Appena rientrato, all’inizio del 2008, haaccettato la candidatura nelle file del partito di governo, l’All People’s Congress, ot­tenendo l’82% dei voti. «La gente – spiega Bayuku da Kabala, alla vigi­lia della partenza per Milano – mi conosceva già da tempo per quel­lo che avevo fatto, sia nel mio vil­laggio che in altre parti del distret­to, per migliorare soprattutto i si­stemi dell’istruzione e della salute. Per questo c’era già un legame di conoscenza e fiducia». Questo stesso legame è rimasto forte an­che con tanti amici milanesi e ita­liani, che continuano a sostenerlo e a condividere con lui le nuove sfide che lo vedono coinvolto.  «Abbiamo appena completato il Piano di sviluppo per il 2010 – rac­conta nella sua nuova veste di go­vernatore – e approvato il bilancio. Inoltre abbiamo votato nuove leg­gi per controllare le multinazionali che estraggono oro, ma che non pagano le tasse e condizionano la vita sociale del Distretto, che ri­schia di andare fuori controllo. In effetti, l’altissima disoccupazione, oltre il 90% tra i giovani, è la prima causa di povertà e di instabilità so­ciale in questa regione».  Oltretut­to, la crisi economica e finanziaria mondiale sta avendo pesanti ri­percussioni anche in questo ango­lo di Africa: «Il calo dei prezzi delle esportazioni, degli investimenti, della cooperazione allo sviluppo e delle rimesse dei lavoratori all’e­stero si sta facendo sentire in mo­do pesante su una regione in cui la povertà estrema e il sottosviluppo rappresentano purtroppo una condizione che ci trasciniamo da troppi anni». Bayuko, tuttavia, re­sta ottimista: «Penso che la crisi possa essere uno stimolo per cam­biare in modo positivo e pertanto voglio continuare a lavorare con uno spirito di realistico ottimismo, rifiutando l’afro­pessimismo dei mass media, per­ché l’Africa è an­che un continente di grandi opportu­nità ». Gli esempi concreti, del resto, non mancano. Pe­ter ha già realizza­to una scuola pri­maria per oltre 700 bambini, con dieci case per i mae­stri, una piccola radio comunita­ria, un centro sanitario e una bot­tega di falegnameria. Con l’aiuto di tanti amici italiani e la manodo­pera locale è stato costruito anche un centro polivalente per gli an­ziani e organizzato un mercato settimanale, ed è stato fatto un importante lavoro di formazione e sensibilizzazione di una popola­zione che ancora oggi è per il 75% analfabeta e si dedica sostanzial­mente a un’agricoltura di sussi­stenza. Ora ha in progetto la co­struzione di altre tre scuole ele­mentari, finanziate da amici italia­ni. «Il problema che più mi angu­stia – continua Bayuko – è quello di creare lavoro per i giovani, oltre a quello agricolo, e di contribuire alla promozione delle donne, an­che per combattere la tradizione molto radicata dell’infibulazione». Ci sono però anche delle buone notizie: «Dopo 35 anni è stata completata e messa in funzione, lo scorso novembre, la grande diga idrica di Bumbuna che dà luce alla capitale Freetown e fra un po’ an­che ad altre città. Insomma, me­glio tardi che mai!». Alla vigilia del viaggio in Italia, Bayuku ringrazia una volta di più i suoi amici mila­nesi, che lo stanno aiutando a co­prire i costi del volo per venire a ri­tirare l’Ambrogino. In pochi go­vernanti e governatori africani (e non solo!) si sarebbero fatti scru­poli nel prenderli direttamente dalle casse pubbliche…

Avvenire 4 dicembre 2009