LA SIERRA LEONE AL VOTO PER CONSOLIDARE DIECI ANNI DI PACE

Domenica 4 novembre una folla festante ha accompagnato l’auto presidenziale fino al campo Yogomaya di Kabala, dove migliaia di sostenitori hanno seguito il discorso del presidente Koroma. All’insaputa di tutti, sul palco a sostenere la campagna elettorale del candidato APC, si è presentato anche l’ex capo di Stato nigeriano, Olusegun Obasanjo |

Il 17 novembre la Sierra Leone sara’ chiamata alle urne. E’ la terza volta che il paese va democraticamente al voto nei dieci anni trascorsi dalla fine di una delle guerre civili più devastanti del ’900, che si concluse allora con il disarmo dei ribelli del Fronte rivoluzionario unito (Ruf). Le prime elezioni libere del maggio del 2002 videro la vittoria del Sierra Leone People’s Party (Slpp) e la rielezione del presidente Kabbah, che solo cinque anni prima era stato costretto all’esilio nella confinante Guinea dopo l’ennesimo colpo di Stato di quegli anni tribolati. In quelle prime elezioni il partito dei ribelli, il Rufp, non ottenne nessuna poltrona in parlamento. Così anche alle successive elezioni del 2007, che videro un pacifico cambio al governo e la vittoria di Ernest Bai Koroma dell’All People’s Congress (Apc). Quell’anno le elezioni furono dichiarate dagli osservatori “libere, giuste e credibili”. Gli episodi di violenza furono sporadici e vennero denunciati da entrambi i candidati. La storia sembra potersi ripetere: oggi le uniche armi che si vedono circolare sono quelle dei militari e della polizia, e nei grossi centri abitati i maggiori pericoli restano i mototaxi che lungo strade dissestate sfrecciano a un palmo dai passanti. Proprio l’assenza di armi è l’elemento che maggiormente sorprende Jose Araguas, operatore logista di Medicos del Mundo che da 14 anni lavora nelle emergenze: “sicuramente nei giorni a venire bisognerà alzare il livello di guardia, ma l’immagine di giovani poco più che bambini armati di kalashnikov è per fortuna lontana dalla realtà odierna”. Per ragioni di sicurezza nei prossimi giorni Medicos del Mundo e altre organizzazioni trasferiranno il proprio personale dall’interno del paese a Freetown, nei pressi dell’aeroporto internazionale. Anche l’Unione Europea e altre istituzioni internazionali hanno inviato un numero massiccio di osservatori nel paese. Le maggiori preoccupazioni, più che al 17 novembre, sono rivolte ai quattro giorni previsti per il conteggio dei voti. Se nessun candidato raggiungerà il 55% dei consensi si procederà a una seconda tornata, e allora i partiti minori potrebbero giocare un ruolo importante. Peter Bayuku Konteh, governatore del distretto di Koinadugu, sostiene che “l’Apc ha buone possibilità di riconfermarsi come partito di maggioranza, avendo operato bene e nell’interesse dei cittadini. E una vittoria del Slpp sembra improbabile, a meno che non si proceda a una seconda tornata”. In questi giorni intanto cresce l’attesa in tutto il paese. Domenica una folla festante ha accompagnato l’auto presidenziale fino al campo Yogomaya di Kabala, dove migliaia di sostenitori hanno seguito il discorso del presidente Ernest Bai Koroma. All’insaputa di tutti, sul palco a sostenere la campagna elettorale del candidato Apc, si è presentato anche l’ex capo di Stato nigeriano, Olusegun Obasanjo. Non si sono registrati incidenti e l’unico uso che è stato fatto dei kalashnikov da parte dei militari è stato quello di tenere a freno la folla entusiasta. Accolto come un campione di calcio nella regione roccaforte del partito di governo, il presidente Koroma ha riattraversato la città nello stesso modo in cui era arrivato: lanciando palloni fra le mani tese della folla. È l’immagine che cattura l’atmosfera che circonda queste elezioni, alle quali questo popolo si avvicina con l’attesa che tipicamente precede una finale di campionato. I prossimi giorni diranno se la Sierra Leone ha i requisiti per proseguire il suo percorso di sviluppo o se rischia di ripiombare nel caos.

Giovanni Mellone, Freetown, domenica 4 novembre

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