L’ACQUA: una urgenza planetaria

Un nuovo pozzo in un villaggio del distretto di Koinadugu in Sierra Leone

L’acqua è un elemento essenziale per ogni forma di vita sulla terra. I principi di una gestione ottimale delle risorse idriche devono ormai rivestire un ruolo centrale per ogni politica di gestione del territorio, onde garantire una soglia soddisfacente di sviluppo socio-economico, in termini sia di riduzione della povertà che di giustizia sociale. Vi sono risorse idriche sufficienti per garantire a qualsiasi abitante della Terra l’accesso all’acqua potabile, all’acqua per usi sanitari, all’acqua per la produzione di alimenti e di altri beni e servizi essenziali per la sicurezza e l’esistenza di tutta la popolazione mondiale. Vi sono le risorse finanziarie, le tecnologie. Il problema è che il mondo occidentale, seguito dai cosiddetti paesi emergenti, non ha adottato le necessarie misure adeguate: le nostre economie hanno costantemente esercitato violenza sull’acqua (sfruttamento eccessivo, sprechi, inquinamento…), i prelievi delle risorse idriche nel mondo hanno superato le capacità di rinnovo di questa risorsa.

  • Il 97,25% della acqua della terra non è potabile (Fonte: The Economist)
  • 1,1 miliardo di esseri umani non ha accesso all’acqua potabile (Fonte ONU)
  • Il 42% della popolazione mondiale non ha accesso a servizi sanitari adeguati  (Fonte ONU)
  • Il 50% dei letti d’ospedale dei paesi in via sviluppo è occupato da persone affette da malattie provocate dal consumo di acqua non potabile (Fonte: ONU)
  • Il 20% dei bambini che vivono in paesi poveri non raggiunge i 5 anni per malattie infettive causate dalla scarsa qualità dell’acqua (Fonte: UNESCO)
  • 5 milioni di persone muoiono ogni anno, e fra questi 1,8 milione di bambini, per aver utilizzato acqua non idonea al consumo e per la presenza di un sistema sanitario inadeguato.
  • Un bambino dei paesi sviluppati consuma in media da 30 a 50 volte più acqua rispetto a un bambino dei paesi in via di sviluppo. (Fonte : UNESCO).
  • 2,1 ore è il tempo che le donne  e le ragazze impiegano quotidianamente per rifornirsi d’acqua presso fonti distanti. (Fonte: World Technology Network 2007)
  • Nei paesi in sviluppo, più del 90 per cento delle acque di fogna e il 70 per cento delle acque reflue industriali viene riversato nelle acque di superficie senza essere stato trattato.
  • Entro il 2030, la domanda di cibo dei paesi in via sviluppo sarà aumentata del 67%, esercitando un’ulteriore pressione sulle riserve di acqua potabile, in quanto il 70% del consumo idrico mondiale è legato all’agricoltura (Fonte: UNEP).

Solo i poveri mancano d’acqua, i ricchi possono sempre accedere all’acqua per usi domestici, lavoro e cibo. I poveri non possono accedere alle tecnologie che permettono di disporre di acqua, anche quando tale risorsa è disponibile. Non si tratta dunque di “penuria fisica” bensì di “penuria economica”. L’Assemblea generale dell’ONU ha adottato, (luglio 2010), una risoluzione in cui dichiara che il diritto all’acqua potabile, salubre e pulita è un “diritto fondamentale, essenziale per il pieno esercizio del diritto alla vita e di tutti i diritti dell’uomo”. 

L’ACQUA COME BENE PRIMARIO PER IL MONDO INTERO

Tale risoluzione invita gli Stati e le organizzazioni internazionali a « fornire le risorse finanziarie, a potenziare le capacità e ad effettuare trasferimenti di tecnologie, grazie all’aiuto e alla cooperazione internazionale, in particolare a favore dei paesi in via di sviluppo”. L’obiettivo è di aumentare gli sforzi per fornire “acqua potabile, salubre, pulita, accessibile e abbordabile e servizi igienico-sanitari per tutti”. L’Africa è in pessima posizione per conseguire l’obiettivo enunciato in materia di servizi igienico-sanitari. Gli Stati membri dell’UE sono fra i maggiori contribuenti nel settore  dell’aiuto allo sviluppo legato all’acqua, grazie alla lunga esperienza in materia di cooperazione internazionale per lo sviluppo e la gestione di questa risorsa.  In Francia dal 2005 la legge Oudin-Santini permette agli enti locali e alle agenzie idriche di destinare fino all’1% del proprio budget idrico ad iniziative di cooperazione internazionale sull’acqua nel Sud del Mondo.

L’obiettivo è quello di promuovere anche in Italia una legge che imponga un accantonamento dell’un per cento in bolletta da destinare alla cooperazione internazionale in un contesto sempre più strutturato ed efficace di collaborazioni. Il modello è quello della legge francese Oudin-Santini che potrebbe essere allargata al nostro Paese e approdare a una legge europea”.

 

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