LA SFIDA DELLA FAME: GARANTIRE UNA SICUREZZA ALIMENTARE SOSTENIBILE IN UN CONTESTO DI SCARSITÀ DI TERRA, ACQUA E ENERGIA

Prefazione

Questo pianeta è sufficiente per tutti?

Gli ultimi eventi — siccità, corsa globale agli investimenti in terreni agricoli, fluttuazione dei prezzi dell’energia e shock nelle forniture energetiche – mettono in evidenza la scarsità di risorse da cui dipendiamo per garantire l’approvvigionamento alimentare mondiale. Diventa sempre più chiaro che sfamare in modo sostenibile 9 miliardi di persone – la popolazione mondiale prevista nel 2050 – che consumeranno al tasso di 12 miliardi di persone, se esse raggiungeranno l’attuale livello di consumi dei Paesi industrializzati, richiederà un approccio molto più attento e integrato all’uso del suolo, dell’energia e dell’acqua rispetto a quello attuale. È una priorità assoluta iniziare da subito a produrre più cibo utilizzando meno risorse e usare la produzione agricola in maniera più efficiente. Ma dobbiamo anche affrontare il fatto che decenni di sforzi e di retorica non sono finora riusciti a sradicare la fame. L’Indice Globale della Fame 2012, pubblicato congiuntamente da International Food Policy Research Institute (IFPRI), Concern Worldwide e Welthungerhilfe, evidenzia come i progressi nella riduzione della percentuale di persone vittime della fame siano stati tragicamente lenti. Secondo l’Indice, su scala globale il livello della fame resta “grave”. Venti Paesi hanno ancora un livello di fame “allarmante” o “estremamente allarmante”. Tra le regioni mondiali, l’Asia meridionale e l’Africa subsahariana continuano a presentare i livelli di denutrizione più alti. Questi dati rappresentano l’estrema sofferenza di milioni di poveri. È il settimo anno che IFPRI calcola l’Indice Globale della Fame e analizza questa misurazione multidimensionale della fame globale. È importante notare che i valori di GHI (acronimo dell’inglese Global Hunger Index) rappresentano delle medie nazionali: anche in Paesi  con un livello di fame classificato come “moderato” o “grave”, ci possono essere zone in cui la situazione è “allarmante” o “estremamente allarmante”. Questo rapporto offre un quadro del recente passato, non del presente. Il calcolo del GHI si basa infatti sui più recenti dati messi a disposizione dai governi e dalle agenzie internazionali, che però presentano significativi ritardi. E poiché i dati più aggiornati sulla fame mondiale non sono disponibili, questo rapporto non riflette l’impatto degli ultimi avve nimenti. Speriamo che i governi e le agenzie internazionali lavorino congiuntamente per raccogliere in modo più tempestivo e completo i dati sulla fame nelle rispettive regioni e in tutto il mondo. Il rapporto GHI 2012 si incentra in particolare sul seguente tema: come conseguire la sicurezza alimentare in modo sostenibile in un contesto di stress idrico, agricolo ed energetico. I cambiamenti demografici, l’aumento dei redditi e dei modelli di consumo associati, e il cambiamento climatico, congiuntamente alla persistente povertà e all’inadeguatezza di politiche e istituzioni, sono tutti fattori che stanno aumentando la pressione sulle risorse naturali. In questo rapporto, IFPRI mette in evidenza la scarsità di terra, acqua ed energia nei Paesi in via di sviluppo e propone due scenari per il futuro sistema alimentare globale – uno scenario insostenibile, dove proseguiranno le attuali tendenze per quanto riguarda l’uso delle risorse; e uno sostenibile, in cui migliorerà significativamente l’accesso al cibo, a fonti di energia moderne e all’acqua potabile, e il degrado ambientale sarà fermato e verrà innescato un processo di rafforzamento degli ecosistemi. Concern Worldwide e Welthungerhilfe ci offrono due prospettive dal campo sul problema della proprietà fondiaria e della registrazione dei relativi diritti, così come sull’impatto della scarsità di terra, acqua ed energia sui poveri in Sierra Leone e Tanzania, e ci descrivono il lavoro delle rispettive organizzazioni per tentare di mitigare tali effetti. Sulla base di questi risultati di studio e delle esperienze sul campo, IFPRI, Concern Worldwide e Welthungerhilfe propongono delle strategie interdisciplinari e globali per questi quattro settori – terra, acqua, energia e cibo. Tali strategie richiedono una gestione più responsabile delle risorse naturali, un aumento delle soluzioni innovative compatibili con la scarsità di risorse e la presa in considerazione dei fattori che contribuiscono alla penuria di risorse naturali, come il cambiamento climatico. Queste strategie non emergeranno in modo spontaneo; vanno espressamente pensate e attuate. I professionisti di ogni disciplina devono dare il proprio contributo – dallo specialista di risorse idriche all’esperto di energie, dal ricercatore al tecnico, dall’agricoltore al politico e dall’economista al nutrizionista.

Questo pianeta è sufficiente per tutti – se non lo sprechiamo.

Il rapporto completo dell’Indice Globale della Fame è disponibile sui seguenti siti:

http://www.cesvi.org

http://www.link2007.org

e su Wikipedia:

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